di

Flavio Vanetti

L'ex stella Nba si espone contro la giocatrice americana, che si è detta scettica dell’eventuale partecipazione di atlete trans nelle competizioni femminili

È diventato famoso per le sue qualità cestistiche da omaccione alto 2 metri e 11 centimetri, dotato di buone mani oltre che di un fisico potente – si è affermato con la maglia della Turchia, ma soprattutto nella Nba: 768 partite, con militanza negli Utah Jazz, negli Oklahoma City Thunder, nei Portland Trail Blazers, nei New York Knicks e nei Boston Celtics – , ma soprattutto per la lotta a distanza con il premier Recep Tayyip Erdoğan, che voleva sbatterlo in galera e buttare via la chiave. Stavolta però Enes Kanter, rinominatosi Enes Freedom, diventato cittadino statunitense dopo essere stato apolide, nato a Zurigo nel 1992 e ritiratosi nel 2022, è salito sulla ribalta delle cronache per un’altra questione: ha detto che intende giocare nella Wnba, la Nba delle donne.

È una provocazione voluta, in risposta al dibattito avviato da Sophie Cunningham sull’eventuale partecipazione di atlete transgender nelle competizioni femminili. Cunningham, una delle giocatrici più rappresentative, si era espressa contro la presenza dei/delle transgender, trovandosi in contrasto con altre colleghe e con esponenti di quel movimento. Kanter, che delle battaglie sociali ha fatto una delle sue bandiere, è così sceso in campo contro di lei. «Dopo un'attenta considerazione, dopo una revisione delle attuali linee guida di eleggibilità e dopo aver esaminato assieme al mio team il quadro normativo relativo all’autoidentificazione e all’inclusione, affermo ufficialmente di essere un prospetto della Wnba. Se dichiarare semplicemente chi sei è tutto ciò che serve, allora io rispetto ogni singolo requisito necessario per competere nella Wnba», ha aggiunto l’ex centro.