Alberi e arbusti non sono stati piantati a caso, ma paralleli alle strade trafficate dove il calore era insopportabile, collegando tra loro i parchi esistenti

Medellín, seconda città della Colombia, sta lentamente sostituendo la sua fama di capitale del narcotraffico con quella di laboratorio urbano di sostenibilità. Si trova a 1.500 metri di quota, in fondo alla stretta valle de Aburrá, sulle Ande: pur essendo a meno di 700 km dall'equatore, il clima mite le è valso il soprannome di ciudad de la eterna primavera.

Poi la città è cresciuta, e lo ha fatto a spese del proprio verde. «Abbiamo costruito, costruito e costruito. Non si è pensato molto all'impatto sul clima», ha riassunto Pilar Vargas, ingegnere forestale del municipio. Decenni di espansione edilizia poco pianificata hanno sostituito superfici vegetate con asfalto e cemento, e all'inizio degli anni 2010 il problema per la popolazione sono diventate le isole di calore.

Che cosa è l'isola di caloreL'isola di calore è la differenza di temperatura che separa una città dalla campagna che la circonda , a volte perfino un quartiere da quello accanto. Non è aria calda che scende dal cielo: è calore che sale dal suolo. Asfalto, cemento e tetti scuri assorbono la radiazione solare per tutto il giorno e la restituiscono lentamente per tutta la notte, mentre l'assenza di alberi e di acqua toglie alla città il suo unico sistema di raffreddamento naturale, l'evaporazione. Il risultato non è tanto un mezzogiorno più rovente, quanto una notte che non arriva mai. E l'aria che non si muove non porta via nemmeno lo smog, che si stratifica sulle città: la bolla d'aria calda non si muove.