HomeFerraraCronacaSindrome stretto toracico. Cona, intervento robotico apre nuovo percorso di curaÉ stato eseguito dalle équipe guidate dal dottor Dolci e dal prof Fargion "La nascita di questo gruppo di lavoro multidisciplinare, svolta fondamentale" .Da sinistra Mirco Sisti, Giampiero Dolci, Francesco Dolcetti, Mimmo D’Adamo, Rossella Reale, Luca Traina, Nicola Tamburini, Anna Romanello e Giovanni PregnolatoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUn intervento ad alta tecnologia ha segnato l’inizio di un percorso innovativo per il trattamento della sindrome dello stretto toracico superiore. Questa procedura è stata eseguita dalle équipe delle Unità Operative di Chirurgia Toracica e Chirurgia Vascolare dell’Ospedale di Cona, guidate rispettivamente dal dottor Giampiero Dolci e dal prof Aaron Thomas Fargion.
Nel corso dell’operazione chirurgica, eseguita a causa di questa patologia fortemente invalidante che colpisce in prevalenza i soggetti giovani, è stata rimossa – con successo – la prima costa di un paziente sfruttando la precisione della tecnica robotica mininvasiva.
Una patologia complessa. La malattia è determinata da una compressione delle strutture nervose e dei vasi sanguigni nel delicato passaggio tra il collo e la spalla, precisamente nello spazio compreso tra la clavicola e la prima costa. Chi ne soffre convive con un forte dolore alle braccia che si acutizza compiendo determinati movimenti; una condizione che limita pesantemente la sfera sociale e l’attività lavorativa. Ha un’incidenza di 50 casi circa ogni 1000 persone e colpisce principalmente il sesso femminile tra i 30 e 50 anni. Se non viene diagnosticata e trattata in tempo la sindrome può provocare - nel lungo periodo - danni severi, come trombosi, embolie e una progressiva perdita della funzionalità muscolare degli arti superiori. Nonostante la gravità i casi sono spesso sottostimati: a causa di sintomi iniziali piuttosto generici, la patologia viene frequentemente scambiata per una tendinopatia della spalla, una radicolopatia o un’ernia cervicale, allungando i tempi per una diagnosi corretta.






