Difficile pensare che per quasi due secoli la musica di Vivaldi sia rimasta inascoltata. Ancor più difficile è pensare alla vita del compositore, ’don Antonio’, come insegnante di un orfanotrofio. Damiano Michieletto, regista teatrale e d’opera, ci consegna uno spaccato intimo della biografia del ’prete rosso’ (chiamato così per il colore dei capelli, nel film interpretato da Michele Riondino) attraverso l’incontro con la violinista Cecilia (Tecla Insolia), una delle orfane. Martedì alle 21,30 Michieletto sarà all’Arena Puccini di Bologna per la proiezione del film.

Michieletto, per il suo debutto al cinema ha scelto di raccontare Vivaldi. Perché? "Secondo me bisogna fare qualcosa che ci riguarda, e io da anni lavoro a teatro e nell’opera lirica. Il mio modo di raccontare le storie, finora, è stato utilizzando la musica. Primavera è un film che, in qualche modo, fa lo stesso: la musica è una componente molto importante nella narrativa. Sono partito da questo dopo aver letto il romanzo di Tiziano Scarpa, Stabat Mater".

E come mai proprio Vivaldi, tra tutti i compositori? "È veneziano, come me. Il film racconta anche di una terra, un mondo, una lingua, una cultura che sento vicina. E poi perché la storia, secondo me, è affascinante. Volevo raccontare una parte di quest’uomo attraverso un punto di vista molto particolare, ovvero il fatto che lui sia stato insegnante per circa quarant’anni nell’orfanotrofio".