Fa rabbia osservare un Catania che, con undici titolari vecchi di militanza tiene il campo, becca il vantaggio, reagisce, pareggia e insiste nel cercare la profondità se il pensiero più pressante è rivolto al pagamento delle fideiussione entro domani.

Fa rabbia a chi s’è abbonato, a chi segue la squadra e assiste a inconvenienti estivi che fanno cadere braccia e fiducia. Fa rabbia ascoltare e leggere voci di difficoltà serie sotto il profilo economico se poi in campo i giocatori danno tutto e anche di più.

L’appuntamento di lunedì ha un’importanza vitale non solo per scongiurare penalità in classifica, ma soprattutto per la condizione di fiducia verso la proprietà che negli anni ha speso, promesso la luna, salvo poi entrare in apnea al momento di rispettare una scadenza che era nota. Non riesce a organizzarsi nel modo giusto e il pubblico lo giudica un tradimento terribile dopo che da 8mila gli abbonati sono diventati 9mila nell’anno del rinnovamento in panca, del ringiovanimento, delle cessioni ponderate di Varrà e nel momento in cui il Catania prende giovani sconosciuti o quasi. Sconosciuti purché corrano, perché in C questo serve.

Se dovessimo considerare vangelo sportivo le voci che arrivano, oggi scriveremmo che il Catania è morto, sepolto, sulla via della cessione. Più in avanti potrà anche capitare, ma vogliamo vederla tutta questa scena, arrivando alla scadenza dei termini.