Sarà per via del suo nome un po’ eccentrico o per il successo turistico riconosciuto alle colline del Monferrato astigiano, fatto sta che il Ruchè regala ai suoi produttori una performance migliore delle attese. Se il «benchmark» dei vini monferrini penalizza Barbera e soci, restituendo preoccupati segnali di rallentamento un po’ ovunque che allarmano le cantine, quello del Ruchè naviga controcorrente. Seppur di poco, è già un successo. I dati di mercato A dirlo sono i dati del mercato, affermando che il Ruchè è «l’unica denominazione del Monferrato sopra il milione di bottiglie annue a registrare il segno positivo». Nel primo semestre dell’anno ha assestato un più 1%, «superando ampiamente il mezzo milione di bottiglie». E soprattutto le giacenze sono in calo: da giugno 2025 a giugno 2026 sono diminuite di quasi 1200 ettolitri, cioè registrando un meno 12%. Una fotografia che premia gli sforzi dell’associazione dei produttori, che conta 22 cantine. «Il lavoro continuativo che stiamo facendo sta generando i frutti sperati – spiega soddisfatto il presidente, Luca Ferraris – nonostante il quadro economico, geopolitico e di settore rimanga incerto. Questa è la conferma che grazie a una gestione lungimirante e attenta, il mondo del vino può avere un andamento positivo».