Con un voto bipartisan di 86 a 11, il Senato statunitense approva il “Lindsey O. Graham Act”, che rafforza le sanzioni contro Russia e Iran e autorizza dazi fino al 100% contro i maggiori acquirenti di energia russa. Ora il provvedimento passa alla Camera, dove le cose potrebbero non essere così semplici

Dopo oltre un anno di stallo politico, il Senato degli Stati Uniti ha approvato con un’ampia maggioranza un nuovo e articolato pacchetto di sanzioni contro Russia e Iran, rilanciando la pressione economica su Mosca e aprendo una nuova fase dello scontro politico a Washington sul ricorso ai dazi come strumento di politica estera. Il provvedimento, approvato con 86 voti favorevoli e 11 contrari, è stato denominato “Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026″, in omaggio al senatore repubblicano della South Carolina scomparso poche settimane fa, noto per essere uno dei principali sostenitori del sostegno americano all’Ucraina.

La misura rappresenta uno dei più significativi interventi legislativi statunitensi dall’inizio della guerra in Ucraina. Oltre ad ampliare il regime sanzionatorio nei confronti di funzionari e soggetti russi, il testo introduce nuovi strumenti per colpire indirettamente le entrate energetiche del Cremlino, principale fonte di finanziamento dello sforzo bellico. Il cuore della legge consiste infatti nella possibilità concessa al presidente degli Stati Uniti di imporre dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai Paesi che continuano ad acquistare la maggior parte del petrolio e del gas russi o che facilitano l’elusione delle sanzioni occidentali. Tra i potenziali destinatari figurano grandi importatori come India, Giappone e alcuni Stati membri dell’Unione europea.