Di fronte alle rovine imponenti della dimora dell'imperatore Adriano a Tivoli, il paesaggio non è un semplice sfondo, ma un monumento vivo tra storia e natura. Testimone e custode del tempo è l'uliveto di Villa Adriana, patrimonio Unesco, miniera di biodiversità e memoria, in cui dimorano nove varietà differenti, alcune estremamente rare, sovrastate dal celebre “Albero Bello”, un gigante di 600 anni dalle peculiarità uniche. In questo luogo, che affonda le radici nella Roma imperiale, l'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este sta trasformando un progetto pilota sperimentale che valorizza le radici agricole e paesaggistiche delle due ville tiburtine in un modello di produzione sostenibile che potrebbe essere esportabile in altri siti archeologici italiani.
“La produzione agricola a Villa Adriana e Villa d’Este non rappresenta un elemento separato dal patrimonio culturale, ma una componente integrante della storia e dell’identità dei luoghi.L’obiettivo è garantire una cura continuativa dell’uliveto storico, preservare il paesaggio, tutelare la biodiversità e valorizzare un patrimonio vegetale unico. In questo senso l’agricoltura diventa uno strumento concreto di sostenibilità ambientale ed economica, che può contribuire alla conservazione del sito e alla creazione di nuove opportunità per il territorio” spiega Alberto Samonà, Direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este.









