I migranti sono diventati di nuovo oggetto dello scontro tra Paesi europei. Dopo la decisione dell’Italia di sospendere immediatamente gli accordi di Schengen con la Spagna dopo l’entrata di 80mila immigrati extracomunitari nell’exclave di Ceuta, venerdì sera è arrivata la risposta di Madrid che, anch’essa, ha reintrodotto i controlli alla frontiera per le persone provenienti dall’Italia. Mentre i governi si fanno la guerra sopra le teste dei migranti, a riportare le persone al centro del dibattito ci pensa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cogliendo l’occasione del 70esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, la miniera di carbone in Belgio dove morirono 262 persone, tra cui 163 immigrati italiani. “Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono, come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana, siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone“, si legge nel messaggio inviato dal capo dello Stato in occasione del ricordo dell’incidente.
L’inquilino del Quirinale tocca poi il tema del diritto al lavoro sicuro, sempre collegato alla tragedia del 1956: “Il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza, cardine della nostra Costituzione, esprime oggi un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso“. Così, aggiunge, “nel ricordo dei tragici fatti di Marcinelle l’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici diverse nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier. In questa giornata, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che, con il loro lavoro, hanno contribuito al progresso del Paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti e hanno operato”.










