In un contesto globale segnato da policrisi e da una diffusa “società dell’angoscia” – dove l’individualismo e la frammentazione della sfera pubblica rischiano di minare la coesione sociale e il Bene Comune – torna un appuntamento fondamentale per comprendere il vivere bene dei nostri territori.È in arrivo l’ottava edizione del Rapporto sul BenVivere e la Generatività dei Territori (Aree vaste), che sarà presentato ufficialmente il 3 ottobre 2026 a Firenze, in occasione del Festival Nazionale dell’Economia Civile.La ricerca è stata coordinata da NeXt Nuova Economia per Tutti APS ETS, all’interno del del Festival Nazionale dell’Economia Civile, e grazie al supporto di Federcasse BCC-CR, ECRA, e alla media partnership di Avvenire e al finanziamento di Fondosviluppo.In continuità con l’impostazione introdotta nel 2025, il Rapporto 2026 utilizza l’articolazione delle 53 Aree vaste come unità territoriale di riferimento (suddivise in Metropolitane, Diffuse e Autonome). Si tratta di una scelta metodologica funzionale: nell’80% dei casi questi territori corrispondono alle aree delle Camere di Commercio, risultando molto più rappresentativi delle reali esigenze dello sviluppo socio-economico locale.Il Rapporto 2026 è articolato in quattro capitoli e 9 appendici di approfondimento. Il primo capitolo riporta le analisi sul BenVivere 2026 attraverso il confronto tra il dato reale, basato su indicatori statistici da fonti ufficiali raggruppati in otto dimensioni, e quello percepito, derivante dall’indagine nazionale sulla generatività condotta su un campione di 6.000 cittadini. Questa distinzione è fondamentale per mappare il divario tra la realtà misurata dagli indicatori e il vissuto soggettivo, permettendo di osservare come la felicità sia più strettamente legata alla percezione territoriale che ai soli dati oggettivi.Il secondo capitolo è dedicato alla Generatività in Atto, intesa come la capacità intenzionale degli individui di agire per il Bene Comune. Quest’anno l’indicatore viene riformulato per focalizzarsi su tre determinanti: la generatività sociale, legata all'impegno civile; quella economica, espressa attraverso il voto col portafoglio; e quella lavorativa, che riguarda l'attitudine creativa e cooperativa professionale.Il terzo capitolo introduce l’Indice di Sviluppo Umano Comune (CHDI), che integra i tre pilastri tradizionali dell’Indice di Sviluppo Umano (HDI) delle Nazioni Unite - salute, istruzione e reddito - con un quarto pilastro relazionale dedicato al senso di comunità. L'analisi confronta il posizionamento dell'Italia con gli altri Paesi europei e scende nel dettaglio delle Aree vaste, distinguendo tra il senso di comunità generale, fortemente trainato dalla componente privata, e quello di visione civile, direzionato verso il contesto locale, nazionale, internazionale e la dimensione di comunità d’impegno (associazionismo).Il quarto capitolo affronta la sfida etica per un’economia del pensiero-azione. Attraverso l’approccio della Civil Thinking-Action Economy (CiTA-E), il Rapporto dimostra come il benessere derivi da un processo di capacitazione che, partendo dal pensiero critico attiva, a cascata, le virtù, l’intelligenza relazionale, le emozioni funzionali e le esperienze generative. Il capitolo si chiude con quattro casi studio: l'analisi delle cooperative nel settore della ristorazione, l'indagine sul potenziale generativo e l'uso dell'Intelligenza Artificiale tra i giovani di un Istituto Statale Superiore di Pontassieve, il processo di capacitazione per la sostenibilità delle imprese manifatturiere di Torino e il rapporto fra presenza del credito cooperativo e i livelli di inclusione finanziaria.Il Rapporto 2026 si propone come uno strumento operativo di analisi e riflessione. Spetta ora a ciascuno di noi - cittadino, lavoratore, organizzazione e istituzione - scegliere di mettere in pratica, giorno dopo giorno, i principi della nuova economia sociale e civile per essere generativi, felici e vivere bene.Responsabile CeSVa di NeXt Nuova Economia