di

Renato Brunetta

A 70 anni dal disastro nella miniera belga in cui morirono 262 lavoratori, accolta l’iniziativa, partita dall’Italia, di onorarne il lascito

L'8 agosto 2026, alle 8 e 10, al Bois du Cazier di Marcinelle la campana «Maria Mater Orphanorum», fusa ad Agnone, in Molise, batterà 262 rintocchi. Uno per ogni vittima. Settant’anni fa, a quell’ora esatta, un incendio a 975 metri di profondità trasformò la miniera in una tomba per 262 uomini: 136 italiani, 95 belgi, altre vittime di dieci nazioni diverse. Dodici nazionalità, una sola tragedia. I nostri emigrati la chiamarono la «catastròfa»: una parola metà italiana e metà francese, come quegli uomini sospesi tra due patrie. Dietro di loro, il protocollo italo-belga del 1946: cinquantamila giovani lavoratori italiani in cambio di carbone per la ricostruzione. Braccia contro combustibile. I manifesti promettevano buoni salari; la realtà furono le baracche degli ex campi di prigionia, il lavoro a un chilometro sottoterra, la polvere nei polmoni.

Nelle miniere li chiamavano gueules noires, musi neri. Eppure quegli uomini con la valigia di cartone tenevano in piedi due Paesi. Quel mercoledì un incidente nella gabbia dell’ascensore ruppe un condotto d’olio e alcuni cavi elettrici. Una scintilla, e il fuoco divampò nelle gallerie di legno. Tragedia annunciata: una miniera vecchia, da anni in attesa di ammodernamento, con l’olio accanto ai cavi dell’alta tensione. Non fu una fatalità. Per quindici giorni le famiglie rimasero aggrappate ai cancelli. Il 23 agosto la speranza finì con due parole in italiano, «tutti cadaveri», che gelarono la coscienza dell’Europa. Ma da quel buio venne anche altro. Marcinelle fu la prima tragedia collettiva dell’Europa in ricostruzione. La Comunità del carbone e dell’acciaio (Ceca) aveva messo in comune le materie prime della guerra per farne strumenti di pace; Marcinelle rivelò che l’integrazione economica, senza dimensione sociale, non bastava. La risposta fu immediata: la Conferenza sulla sicurezza nelle miniere e, nel 1957, l’Organo permanente della Ceca. Per la prima volta gli Stati accettarono regole e verifiche comuni nei propri pozzi. La sicurezza cessò di essere questione nazionale. Da quel seme è germogliato l’edificio dei diritti sociali europei: salute e sicurezza, tutele per i lavoratori migranti, libera circolazione, Carta dei diritti fondamentali. Da quel dolore è nata quella «cittadinanza sociale europea» che diamo per acquisita.