Oltre 30mila immatricolazioni disponibili. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, lo aveva annunciato fin dal suo insediamento: i posti a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria sarebbero aumentati. E così è stato. In barba a quanto denunciato dalle associazioni di categoria, secondo le quali un incremento eccessivo avrà come unico risultato concreto quello di creare in futuro una pletora medica. I nuovi iscritti saranno pronti solo tra dieci anni e non andranno a risolvere la drammatica carenza di personale che osserviamo oggi in determinate specializzazioni, come l’emergenza-urgenza. Secondo le stime dei sindacati, infatti, a partire dal 2032 saranno decine di migliaia i medici in esubero rispetto al fabbisogno del Servizio sanitario nazionale. E poi c’è un altro aspetto: l’aumento dei posti disponibili procede a un ritmo diverso nelle università statali, dove dall’anno scorso è attivo il famigerato – e tanto criticato – semestre filtro aperto, e in quelle non statali, nelle quali si continua a sostenere un test di ammissione autonomo. Per la precisione, i posti disponibili nelle private crescono quasi al doppio della velocità.

L’ultimo incremento è stato reso noto giovedì dal ministero dell’Università e della Ricerca. Complessivamente, per l’anno accademico 2026/27, i posti sono 30.225, di cui 23.495 destinati alle università statali e 6.730 agli atenei non statali. Rispetto allo scorso anno accademico l’offerta formativa aumenta di oltre 3mila posti. Nello specifico sono 27.001 i posti per Medicina, 1.825 per Odontoiatria e 1.399 per Veterinaria. Mentre gli iscritti al semestre aperto sono 62.200 (per la maggior parte studentesse, circa il 72%), di cui oltre 52.300 a corsi Medicina e Chirurgia, 4.300 in Odontoiatria e 5.550 in Veterinaria. Decine di migliaia di studenti, dunque, rimarranno esclusi alla fine del semestre filtro e dovranno eventualmente ripiegare sui corsi affini.