A 82 anni, Lamberto Bava ripercorre una vita nel cinema. Nell’intervista a Fanpage.it il regista di Dèmoni e Fantaghirò ricorda i set dei “cannibali” di Deodato, Quentin Tarantino che cita a memoria il suo Blastfighter, il nonno Eugenio e il padre Mario (“la critica non l’ha mai trattato bene”) citato da Tim Burton, e attacca sulle pensioni dello spettacolo: “L’Inps ci ha castigato, soldi chiesti indietro perfino alle vedove dei direttori della fotografia”.
C'è un'immagine che sembra racchiudere la storia del cinema italiano di genere: un bambino sotto il tavolo di una cucina, nel Dopoguerra, che ascolta il padre e il nonno parlare di obiettivi, trucchi ottici e invenzioni. Quel bambino è Lamberto Bava, il padre è Mario, il maestro del gotico italiano, e il nonno è Eugenio, pioniere degli effetti speciali all'Istituto Luce. Poi sono arrivati i set con Ruggero Deodato e Dario Argento, il successo mondiale di Dèmoni, la favola di Fantaghirò che ancora adesso ogni anno torna in tv, le convention in mezzo mondo dove i ragazzini con la maglietta “Demons” gli chiedono l'autografo.
Oggi, a 82 anni, dopo un trasloco che ha chiuso 50 anni di vita nella stessa casa, Bava guarda al cinema passato e presente senza nostalgia e senza sconti: la censura di allora e il politicamente corretto attuale, le serie streaming “fatte come a scuola” oltre che “ripetitive e inguardabili”, la paura in computer grafica “che non arriva”, fino alla battaglia passata inosservata di migliaia di lavoratori dello spettacolo con l'Inps. Lei è figlio e nipote d'arte: suo nonno Eugenio e suo padre Mario hanno fatto la storia del cinema. È stato un pesa o un’opportunità?







