Mi sarebbe piaciuto incontrare Sabrina Impacciatore al Formosa Café in Santa Monica Boulevard, nella vecchia Hollywood. Mi divertiva l’idea di mangiare nachos affogati nel formaggio fuso sorseggiando il John Wayne’s Hat (cocktail con bourbon), nello stesso ristorante dove si incontravano Frank Sinatra e Ava Gardner e le star della Golden Age.

Poi scopro che in questi giorni lei è a Roma perché sta girando un film tutto italiano (Un’altra madre, un thriller psicologico diretto da Francesco Carrozzini, dove ha il suo primo ruolo drammatico come protagonista), dopo circa due anni passati in America.

Si sa, le interviste su zoom sono rischiose perché la distanza può rendere l’incontro meno coinvolgente. Con Sabrina, però, tutto diventa subito un’esperienza personale intensa, in una sorta di consapevole ricerca di sé, delle proprie radici, un flusso di coscienza dove l’attrice romana rivela la sua anima, la sua natura, le paure e le ambizioni.

Qui in America, Impacciatore sta vivendo un periodo di gloria, che continua da qualche anno. Se in White Lotus aveva conquistato pubblico e critici (e una nomination per gli Emmy Award) con il personaggio della manager di un elegante resort, negli ultimi tempi l’attrice sorprende con una serie di lavori e ruoli tra i più diversi.