HomeArezzoCronacaSulla tavola l’ombra della peste suina. È allarme rosso per gli allevamentiNessun caso ma due vallate sono le casseforti della specialità. "Settore in pericolo, cinghiali da contenere"Nessun caso ma due vallate sono le casseforti della specialità. "Settore in pericolo, cinghiali da contenere"Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLo spettro della peste suina toglie il sonno agli allevatori aretini. Per ora solo un allarme, anzi un’allerta: nessun caso e nessun collegamento con il virus che sta picchiando forte negli allevamenti pistoiesi. Ma qui l’allerta è massima: Valdichiana e bassa Valtiberina sono le "cassaforti" della carne suina: un prodotto apprezzato sulle tavole di tutt’Italia, una filiera di centinaia di posti di lavoro, considerando l’indotto. Si teme la diffusione del virus e un danno che avrebbe un impatto consistente non solo sulla produzione e dunque sui bilanci delle aziende, ma pure sul piano occupazionale.
Sta in allerta, spinta al massimo livello, Angelo Polezzi (nella foto), patron di Porcobrado, il brand del panino che ha fatto il bis sul podio d’Europa. La regola: animali allevati allo stato brado, dunque con il massimo benessere per i 2500 capi prodotti all’anno nell’allevamento a Cortona, macellazione a km zero, ovvero nel mattatoio comunale (tra gli impianti modello in provincia) e carne cotta "al fuoco vero, cotta nel barbecue progettato da noi, con legna di quercia, affumicata a regola d’arte", scandisce Polezzi.







