Liano Picchi chiede conto a Del Chiaro delle ragioni politiche su ElazizRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciCAPANNORI
"Quello che ci rimane ancora oscuro dell’intera vicenda é la motivazione che ha indotto un sindaco a prendere un’iniziativa di tal genere". Ad esternare l’interrogativo ("perché?") sulla nomina prima avanzata (il decreto è stato firmato il 25 giugno scorso) e poi ritirata (con la ’giustificazione’ di rispettare le quote rosa) di Mimmo Elaziz nel cda di Aquapur ci pensa, senza tanti giri di parole, Liano Picchi leader dei Comitati Ambientalisti della Piana. "Il DUP ( Documento unico di Programmazione ) prevede infatti che per ruoli del genere venga individuata – osserva Picchi (foto) – una figura con “comprovate competenze e professionalità, per titoli di studio o per attività lavorativa o professione svolta“". E purtroppo "per entrambi (i requisiti, ndr) – osserva ancora Picchi – ci risulterebbe che il titolo di studio del candidato sia del tutto inadeguato al ruolo e la sua esperienza lavorativa, legata al settore dell’edilizia".
Un’osservazione quella del coordinatore dei Comitati ambientalisti che non riguarda tanto il protagonista, quanto la scelta del primo cittadino di Capannori. "Per carità, tanto di cappello ad un buon muratore o carpentiere che sia, – aggiunge Picchi – quando però non pretende di ricoprire un ruolo apicale in una società che fattura milioni di euro, vitale per il distretto industriale del cartario e fornitrice di servizi pubblici a tutti i cittadini della Piana. Ora capiamo bene l’imbarazzo del sindaco a rendere noto il curriculum e a motivare le ragioni della scelta". Ma Picchi è ancora più esplicito "ciò che invece non riusciamo a capire – chiosa – èla sua goffa pretesa di prenderci tutti in giro, ritirando la nomina, adducendo all’improvvisa necessità di quote rosa, di cui si era tranquillamente disinteresato fino alle polemiche sorte dopo la designazione". Insomma una stoccata destinata a far rumore anche alla luce del nuovo tentativo di mediazione secondo il “modello Calvino”.






