C’è un primo, fondamentale punto fermo nel caso dell’ex docente di 62 anni, Fabrizio Carini, trovato senza vita nei giorni scorsi all’interno di un’abitazione di via Meucci, nella zona periferica di Grosseto, a ridosso della Scansanese. L’esame autoptico eseguito ieri sul corpo dell’uomo ha fornito indicazioni decisive per la prosecuzione delle indagini: non sono stati riscontrati, infatti, segni di lesività esterna riconducibili a un’aggressione o a un atto di terzi. Un risultato che, almeno allo stato attuale, spinge gli inquirenti a escludere l’ipotesi di omicidio. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Mauro Lavra, era scattata immediatamente dopo il ritrovamento del corpo, avvenuto in circostanze che avevano imposto la massima cautela procedurale. L’abitazione era stata isolata per permettere i rilievi tecnici degli specialisti, necessari per escludere il coinvolgimento di terze persone. Tuttavia, sebbene l’autopsia abbia sgomberato il campo dal sospetto di violenza fisica, resta ancora da definire la causa clinica che ha stroncato la vita dell’uomo. Per avere un quadro esaustivo e ricostruire con precisione quanto accaduto, la Procura ha disposto accertamenti tossicologici approfonditi. I risultati di queste analisi non saranno immediati: si attende il responso dei laboratori entro qualche giorno. Saranno proprio questi dati tecnici a chiudere il cerchio, permettendo al magistrato di fare piena chiarezza sull’accaduto. Per ora il fascicolo resta aperto, in attesa che la scienza fornisca l’ultimo tassello per comprendere le ragioni di un decesso che aveva destato profonda apprensione tra i conoscenti e nella comunità.