L’8 agosto 1956, nella miniera del Bois du Cazier, in Belgio, morirono 262 lavoratori, 136 dei quali italiani.
Erano partiti in gran parte dal Mezzogiorno sulla base del protocollo italo-belga del 1946, che scambiava manodopera con carbone: un accordo che trattava il lavoro come merce.
Scesero in impianti con segnalazioni rudimentali fra fondo e superficie e vie di risalita insufficienti.
L’incendio si propagò in pochi minuti; i soccorsi impiegarono giorni per raggiungere il livello più profondo.
L’accertamento delle responsabilità durò cinque anni e si chiuse con una sola, lieve condanna in appello, dopo le assoluzioni di primo grado.











