«Il teatro è da sempre un luogo di incanto. Uno spazio in cui il tempo smette di scorrere in modo lineare e si dilata, oscillando tra il presente e l’infinito. Sul palcoscenico convivono passato, presente e futuro: ciò che è stato ritorna, ciò che è diventa eterno per la durata della scena. In questo tempo “altro”, le relazioni umane rivelano la loro natura più profonda, muovendosi tra inferno e commedia, paradiso e magia». Così Maximilian Nisi, direttore del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, fino al 13 agosto nei borghi liguri di Verezzi e Borgio, definisce la nuova edizione (la sessantesima) dell’evento, all’insegna delle parole chiave “Tempo, Magia e Incanto”, sempre alle 21.30. Gli ultimi spettacoli sono tutti legati alla della tradizione italiana, anche se a volte rielaborata. Domenica 9 agosto, per il bicentenario della nascita di Collodi, nel Torrione Medievale di Borgio (e non, come la maggior parte degli spettacoli nella Piazza Sant’Agostino di Verezzi) va in scena «Le Avventure di Pinocchio. Raccontate da lui medesimo», diretto e interpretato da Flavio Albanese. Il regista e protagonista racconta in prima persona la vera storia di Pinocchio sulle note della celebre musica che Fiorenzo Carpi aveva scritto per la miniserie tv (allora si chiamava “sceneggiato”) del 1972 diretta da Luigi Comencini. I personaggi appaiono e scompaiono sulla scena, spesso evocati attraverso la magia e gli espedienti del teatro di varietà. Ci sono proprio tutti: Geppetto, la Fatina, il Gatto e la Volpe, il Grillo parlante, Mangiafuoco e l’Omino di burro. L’attore si moltiplica sulla scena, e lo spettatore può davvero “vedere” il mondo che il burattino diventato bambino ha affrontato nella sua incredibile avventura. Il 10-11 agosto tocca (stavolta a Verezzi) a «La cameriera brillante» di Carlo Goldoni, per la regia di Ferdinando Ceriani con, fra gli altri, Miriam Mesturino, Franco Oppini e Luca Negroni. Ha debuttato nel 1753, nel periodo creativamente più felice del commediografo veneziano, con la protagonista Argentina che ricorda in parte la Mirandolina del capolavoro «La locandiera», dell’anno precedente. Siamo si svolge nella casa di villeggiatura di Pantalone (personaggio della Commedia dell’Arte che proprio in quegli anni Goldoni stava rinnovando e superando) a Mestre. L'avaro mercante veneziano ha due figlie: Flaminia, che ama il nobile spiantato Ottavio, e Clarice che ama il ricco plebeo Florindo. La cameriera Argentina, mettendo in scena di una commedia (il metanarrativo “teatro nel teatro”) riuscirà a far celebrare i due matrimoni e lei conquisterà la mano del ricco padrone di casa. Goldoni è protagonista anche dello spettacolo finale (gratuito in Piazza San Pietro a Borgio), giovedì 13 agosto: «Rosso veneziano – Goldoni vs Vivaldi», in prima nazionale, scritto e diretto da Mauro Canova con la voce recitante dello stesso direttore del Festival Maximilian Nisi. Agli inizi della carriera di autore Goldoni aveva incontrato Antonio Vivaldi per ragioni di lavoro, ma era stato accolto con grande diffidenza. Molti anni dopo, scrivendo i suoi «Mémoires» (l’autobiografia in francese) il commediografo aveva raccontato l’incontro con sottile ironia. Nello spettacolo i ricordi goldoniani che rievocano le alterne fortune del compositore (all’epoca non sempre apprezzato da tutti) dialogano con le composizioni del cosiddetto “Prete rosso”: spetterà al pubblico giudicare chi avesse ragione. Recentemente è uscito da Giunti il romanzo di Claudio Paglieri «Le promesse spose» che rilegge il classico di Manzoni che la scuola ha fatto odiare a molti: il finale del Festival 2026 di Borgio Verezzi spinge a guardare i nostri classici di letteratura, teatro e musica con un nuovo e rinnovato sguardo, oltre i paludamenti dell’educazione scolastica.
Borgio Verezzi chiude con Pinocchio, Goldoni e Vivaldi
Si chiude il 13 agosto l’edizione numero sessanta del festival teatrale









