Giuditta D’Elia, aggredita e picchiata il 24 luglio al Parco Rossani di Bari, da bambini e adulti, presumibilmente i loro genitori. La dinamica è ancora oggetto di accertamento e alcune ricostruzioni circolano sui social ma non sono state confermate dalle indagini. Dai commenti social sembrerebbe che l’intervento degli adulti intendesse difendere la figlia di 8 anni, che avrebbe schizzato Giuditta con dell’acqua nel bagno pubblico del parco. Il fatto è avvenuto alle 19.25, l’intervento della polizia locale, allertata da 118 dalla stessa vittima, dopo 5 minuti, come ha riportato il Sindaco Leccese al La Gazzetta del Mezzogiorno. È anche mancato il presidio dei cittadini, i quali sono rimasti in pochi spettatori passivi e indifferenti, probabilmente impauriti per le possibili ritorsioni. Dai commenti sui social vengono riportate alcune domande tra le quali: “perché una ragazza che vorrebbe usare un bagno pubblico all’interno di un parco cittadino viene pestata da due adulti e da un numero indefinito di minorenni? Cosa proteggeva il branco?” Tra le risposte c’è chi chiosa: “proteggeva la teppistella di 8 anni che ha volutamente versato dell’acqua sulla ragazza, la quale per difendersi l’ha rimproverata. Da lí in poi é intervenuto il branco familiare.” Non sono ancora chiare le dinamiche, ma se considerassimo queste ipotesi, ci sarebbe da constatare la presenza di logiche tribali e da clan, che poco o niente tengono conto di essere inseriti in un sistema sociale, quantomeno in una comunità, in cui lo Stato, il diritto pubblico, gestisce tempi, spazi e condotte, pena importanti conseguenze sul piano disciplinare e penale, come ha affermato il Sindaco, che ha definito inflessibile la risposta delle istituzioni all’episodio e ai responsabili. La cultura del clan o del branco nasce dall’idea che ognuno può seguire delle proprie regole, anche superiori o contrarie a quelle dello stato e dell’amministrazione pubblica che governa il bene comune. In questo caso l’appoggio dei genitori rispetto alle diatribe tra la minorenne e Giuditta dimostrerebbe quanto l’educazione si basi oggi su modelli fai da te. Si è perso progressivamente un codice comunemente riconosciuto di ciò che è bene e di ciò che è male. In alcuni contesti sembra affievolirsi il riconoscimento di un patrimonio condiviso di norme civiche, sostituito talvolta da logiche identitarie o familiari che possono entrare in conflitto con il principio di legalità.