È stata la mano dell’uomo. Con brutale ma efficace sintesi, il nuovo rapporto del Wwf sulla nuova di fuoco che sta avvolgendo l’Europa traccia il perché della crisi climatica che sta investendo con particolare ferocia il Vecchio continente – quello che, per inciso, vede aumentare le proprie temperature al doppio della media globale, con l’Italia sul fronte dell’hotspot mediterraneo.
L’estate in corso, la più fresca dei prossimi anni, ci mostra come gli incendi estremi siano la nuova normalità. In Spagna sono già bruciati 219.000 ettari, in Francia 91.000, con decine di vittime e oltre 300.000 persone costrette ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni; nel nostro Paese gli ettari percorsi dal fuoco sono 70.000, l’equivalente di circa centomila campi da calcio – con un aumento del 133% rispetto la media degli ultimi venti anni –, e quasi un terzo dei roghi ha interessato aree protette. Complessivamente in Europa invece sono andati in fumo finora circa 435.000 ettari, 100.000 in più dello stesso periodo del 2025, anno che si chiuse come il peggiore degli ultimi venti e 1 mln di ettari bruciati.
«Non possiamo più limitarci a rincorrere gli incendi e privilegiare la soppressione, la vera sfida è impedire che gli incendi diventino incontrollabili, intervenendo prima che si sviluppino», argomenta il responsabile Foreste del Panda nazionale, Edoardo Nevola, stressando l’importanza della parola prevenzione.











