Roma, 5 ago. (askanews) – Nel nostro Paese gli ettari percorsi dal fuoco sono 70.000, l’equivalente di circa centomila campi da calcio, con un aumento del 133% rispetto la media degli ultimi venti anni. Quasi un terzo dei roghi ha interessato aree protette. La situazione è ancora più grave nel resto d’Europa: in Spagna sono già bruciati 219.000 ettari, in Francia 91.000, con decine di vittime e oltre 300.000 persone costrette ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni. Complessivamente in Europa invece sono già andati in fumo circa 435.000 ettari, 100.000 in più dello stesso periodo del 2025 che è stato il peggiore degli ultimi venti anni in Europa con complessivamente oltre un milione di ettari bruciati.
Il cambiamento climatico rende più frequenti e intensi gli eventi estremi, e a questo si aggiunge una gestione non adeguata a rendere i territori più resilienti. Seppur l’intervento emergenziale continuerà a essere fondamentale, con fronti di fiamma estesi per chilometri e incendi sempre più intensi e simultanei questo non è più sufficiente. Il nuovo report del WWF Italia: “È stata la mano dell’uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi” chiarisce che è necessario un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche: la prevenzione deve diventare il principale investimento nella lotta agli incendi, integrando gestione forestale sostenibile, pianificazione territoriale, tutela degli ecosistemi, coinvolgimento delle comunità locali, monitoraggio del territorio e aggiornamento e piena operatività dei Piani Antincendio Boschivo.











