Lo skill gap digitale sta diventando un vincolo economico prima ancora che occupazionale. La stima più esplicita arriva da Unioncamere: il costo del mismatch tra domanda e offerta di lavoro è stato quantificato per il 2023 in 43,9 miliardi di euro, circa il 2,5% del Pil, considerando il valore aggiunto che le imprese non riescono a generare a causa delle difficoltà nel reperire personale. Un ordine di grandezza che acquista un peso particolare nei settori tecnologici, dove alla scarsità quantitativa di professionisti si aggiunge la velocità con cui cambiano le competenze richieste.Nei servizi informatici e delle telecomunicazioni il problema è ormai strutturale. I dati del Sistema informativo Excelsior indicano nel 2026 una difficoltà di reperimento che interessa oltre la metà delle entrate programmate nel comparto, con una quota del 50,6% riportata per il settore. E il fenomeno si inserisce in un mercato del lavoro nel quale, anche considerando l’insieme delle attività economiche, oltre quattro profili su dieci risultano difficili da trovare: a giugno 2026 Excelsior indicava una quota nazionale del 42%, dovuta soprattutto alla mancanza di candidati e, in seconda battuta, a una preparazione non adeguata.La conseguenza è un paradosso: la domanda di tecnologie continua a crescere, ma la disponibilità di capitale umano rischia di non avanzare alla stessa velocità.Indice degli argomenti
Skill gap digitale, il costo per l’Italia
Skill gap digitale, in Italia il mismatch vale 44 miliardi. Ict, cyber e Stem mostrano una carenza di competenze che frena la crescita.






