La sanzione si aggiunge a quella di 375 milioni già decisa a marzo nel corso dello stesso processo, che ha evidenziato come gli algoritmi di Instagram e Facebook portino gli adolescenti verso contenuti dannosi, violenti e sessualmente espliciti
Non solo ha ingannato gli utenti riguardo alla sicurezza delle proprie piattaforme, ma ha anche evitato di avvisarli dei possibili pericoli che queste contengono. Il processo a Meta in New Messico, Stati Uniti, si era concluso a marzo con una sentenza netta: i social media di Mark Zuckerberg provocano danni psicologici sui minori. Gli algoritmi che li guidano portano i più giovani verso contenuti violenti e materiale sessualmente esplicito. Già allora il giudice Bryan Biedscheid aveva deciso per una sanzione pari a 375 milioni di dollari. A cui ora si aggiunge una seconda sanzione, per aver fallito nell'allertare correttamente il pubblico sui potenziali rischi: Meta dovrà versare altri 567 milioni di dollari. Per un totale di 942 milioni di dollari.
Il giudice ha paragonato le piattaforme a una fabbrica, in cui la pubblicità e i contenuti rappresentano il prodotto e «il danno psicologico e lo sfruttamento sessuale dei minori costituiscono l’inquinamento che deve essere eliminato». Secondo la sentenza i social sono un «disturbo pubblico», proprio come l'inquinamento atmosferico, e dunque chi li governa deve pagare per ridurre i danni futuri.











