Virus che ‘dormono’ da migliaia di anni, inglobati nei ghiacciai. E che rischiano di riemergere perché quei ghiacciai si stanno assottigliando. Il caldo estremo di questi ultimi mesi sta accelerando il processo di scongelamento del permafrost, lo strato più antico dei ghiacciai, una coltre freddissima che ha intrappolato nel tempo tracce del passato, compresi microrganismi potenzialmente pericolosi. Microrganismi che potrebbero riemergere. Per questo li hanno chiamati ‘virus zombie’, e per questo gli esperti sono in allerta: da tempo stanno studiando microrganismi ripescati dai ghiacci che, almeno sino ad ora, hanno accertato non essere pericolosi per l’essere umano.
“Ma nessuno può escludere che non lo siano nel futuro prossimo, visto che lo scioglimento dei ghiacciai può effettivamente rivelare microrganismi a noi sconosciuti - spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano -. Quello che più preoccupa, se così fosse, sono le ripercussioni che ne deriverebbero sull’ambiente. Se questi virus sopravvivessero stravolgerebbero il sistema biologico e le catene di decomposizione”.
Arrivano dalla preistoria i virus siberiani
C’è un precedente che fa ritenere fondata la tesi della rinascita dei virus dai ghiacci. Uno studio francese di qualche anno fa dell’Università di Marsiglia e Aix en Provence ha isolato nel permafrost della Siberia dei megavirus preistorici che si sono rivelati capaci di infettare organismi unicellulari come le amebe. Ma allo stesso tempo non si sono rivelati in grado di rappresentare un pericolo per forme di vita più complesse.






