Tutorial per fabbricare bombe, materiale neonazista e antisemita, chat in cui affermava che «sì, faccio parte dell’Isis». Tutto questo nel telefono di un ragazzo di appena 15 anni, residente in provincia di Como. Quel telefono che aveva sempre appresso e dove custodiva un mondo inquietante, fatto di video di esecuzioni, canti di guerra islamici, propaganda suprematista e contenuti prodotti da lui in cui inneggiava alla Jhiad. Tantissimi i file tradotti in varie lingue riguardanti lo Stato islamico, come un video in russo – lingua perfettamente comprensibile dal 16enne, che è di origine straniera – che spiega come realizzare un ordigno con materiali immediatamente reperibili, con tanto di logo dell’Isis. Il giovane sapeva che poteva essere sorvegliato: utilizzava infatti Vpn e altri strumenti di offuscamento dati, così da poter far tranquillamente accesso a un noto sito di propaganda Daesh (acronimo di al-Dawla al-Islāmiyya fī l-ʿIrāq wa l-Shām, che corrisponde allo Stato Islamico).
Di fronte a queste prove, la Procura ha ordinato alla Digos di Milano di perquisire il ragazzo e i suoi dispositivi. L’ispezione ha confermato i dubbi degli investigatori: il minorenne era fortemente radicalizzato e in contatto diretto con membri dell'Isis. Per questo motivo, la Procura per i minorenni ha chiesto al giudice di arrestarlo. Le accuse sono di «partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale» e «propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa».










