Dunque, alla famiglia del piccolo Domenico Caliendo, ucciso colposamente nell’ospedale Monaldi di Napoli, dove doveva essere curato e guarito, dopo l’accordo tra gli avvocati, è stato riconosciuto un risarcimento che sembra aggirarsi intorno a 1,5 milioni di euro.
Un granello di senape confrontato a quello splendido bambino, altro che risarcimento «congruo e dignitoso». Con tutto il rispetto dovuto all’avvocato della famiglia, che ho conosciuto personalmente in trasmissione con la mamma Patrizia, un esempio assoluto di dignità e di sensibilità e compostezza. Un modello per tutti cui inchinarsi.
L’accordo economico e la posizione del processo
Ma ha detto molto bene la mamma di Domenico, la stessa Patrizia: «Ora aspettiamo il processo». Perfetto: il processo non finisce qui, il processo «vero» non è ancora iniziato. Il processo non può essere condizionato da questo accordo previo delle parti e per vari motivi.
E sarebbe errato farlo richiamandosi all’articolo 62 del Codice penale che al comma 6 descrive quei fatti che possono rappresentare delle attenuanti nel processo per gli imputati: «L’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio…adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato; o l’avere partecipato a un programma di giustizia riparativa con la vittima del reato, concluso con un esito riparativo».












