Non sarebbe in alcun modo percorribile l’ipotesi di un decreto-legge diretto a neutralizzare gli effetti del decreto della Corte d’appello di Milano. Fonti vicine al dossier ed esponenti dei dicasteri presenti al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno chiarito, nel pomeriggio di ieri, che un simile intervento normativo risulterebbe manifestamente incostituzionale, determinando un grave e inammissibile conflitto tra i poteri dello Stato.

La precisazione dell’esecutivo arriva a seguito della riunione sul futuro dell’indotto e traccia una linea netta, congelando le speranze delle associazioni datoriali e delle imprese della filiera che, di fronte allo spettro dello spegnimento dell’area a caldo entro 90 giorni, avevano auspicato lo scudo di un provvedimento d’urgenza.

Sul fronte legale, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno comunque incaricato i propri legali di predisporre il ricorso in Cassazione contro la sentenza milanese. Tra i motivi di impugnazione figura anche la contestazione su presunti vizi procedurali relativi alle prescrizioni sull’amianto. Tuttavia, la mossa giurisdizionale non sospende l’efficacia del provvedimento: senza un’inibitoria accordata dai giudici, il countdown degli 80 giorni residui continua a scorrere inesorabilmente.