La sinistra britannica colpisce la Russia mentre quella italiana discute ancora se sia giusto farlo.
A Londra il nuovo ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, ribattezzato da molti «Red Ed» per le sue posizione politiche di sinistra, ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino, prendendo di mira alcune delle infrastrutture che permettono alla Russia di aggirare le restrizioni occidentali: dalle navi della flotta ombra usata per continuare a esportare petrolio, fino a nuovi soggetti finanziari come Ozon Bank.
La logica britannica è chiara: la guerra non si combatte soltanto sul campo di battaglia, ma anche contro le reti economiche e logistiche che consentono a Mosca di sostenere il conflitto. Per Londra, colpire questi strumenti significa ridurre la capacità russa di finanziare la guerra contro l’Ucraina.
Ma il messaggio britannico non si ferma alle sanzioni. Nelle stesse ore in cui il governo di Londra annunciava nuove misure contro la rete economica che sostiene Mosca, il ministro della Difesa Wes Streeting era a Kyjiv per discutere con le autorità ucraine delle necessità militari in vista dell’inverno. Al centro dei colloqui ci sono stati il rafforzamento della difesa contro i missili balistici russi, la possibilità di avviare nuove forme di coproduzione di armamenti e la prosecuzione del sostegno britannico all’Ucraina, che Londra ha garantito per almeno tre miliardi di sterline all’anno. «La linea del fronte in Ucraina è la linea del fronte per la libertà e la democrazia», ha dichiarato Streeting, assicurando che il Regno Unito continuerà a lavorare con gli alleati per mobilitare il sostegno a Kyjiv.






