Bologna, 7 agosto 2026 – Era il 12 dicembre 1901 quando Guglielmo Marconi collegò per la prima volta l’Europa e l’America via radio: oggi l’aeroporto che porta il suo nome, a Bologna, sogna di poter riproporre un collegamento diretto tra la città e l’altra sponda dell’Atlantico, oltre che con la megalopoli per eccellenza, Shanghai. Sogni in grande per uno scalo che tuttavia “continua a essere sottodimensionato anche solo rispetto alla sua attuale natura di aeroporto meta soprattutto di voli low cost”, ci tengono a sottolineare molti dei passeggeri fermi nel suo atrio, in un normale giorno d’estate.

Il nodo dei taxi e del People Mover

Il tema è evidente a chi arriva al Marconi già vari chilometri prima di varcare l’ingresso dell’aeroporto. Per i viaggiatori che si muovono soprattutto nelle ore serali l’odissea comincia alla stazione ferroviaria: il People Mover è attivo infatti solo nelle ore diurne, mentre dopo mezzanotte occorre affidarsi ai taxi.

Soprattutto all’aeroporto si nota immediatamente come i taxi siano in numero minore rispetto alle reali necessità. “Ci sarà un po’ da aspettare”, alzano le spalle gli ultimi della fila, con aria rassegnata. L’alternativa c’è: la linea Tper che collega lo scalo alla città, utile però solo se si è diretti nella porzione ovest dell’area urbana, quella attraversata dai bus.