di
Pierpaolo Lio
La squadra guidata da Ilenja Sabato, accusata di un arresto illegittimo, sospettata di avere alterato verbali. Il caso della telecamera girata durante il fermo finito nel mirino degli inquirenti: forse l'ordine è partito da remoto
C’è l’arresto (illegittimo) del 16 luglio. Ma ci sarebbe anche dell’altro, di sospetto, o comunque poco chiaro, nel lavoro della «squadretta» della Locale di Milano finita ieri in carcere. È il gip Elio Sparacino a segnalarlo nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i cinque. «Sono stati prodotti atti d’indagine relativi ad altri due arresti», fa presente, che «dimostrano come gli indagati siano soliti operare (...) arresti in assenza dei presupposti di legge, per poi falsificare gli atti presentati all’autorità giudiziaria».
Il primo episodio è precedente a quello del mese scorso. In quel caso il giudice di turno aveva anche segnalato nella sua sentenza di maggio la «palese difformità» tra i documenti prodotti dalla commissaria Ilenja Sabato e dall’agente Mattia Rignanese, e i video recuperati da un negozio, tanto da decidere di passare gli atti alla procura per indagare sul comportamento di quei vigili. Il secondo, invece, è recentissimo: 1 agosto. A finire sotto la lente degli inquirenti — i colleghi della Locale, coordinati dal pm Giovanni Tarzia, lo stesso del caso Cinturrino — è un verbale per l’arresto di un altro pusher, firmato da Sabato e dagli agenti Denni Dileo e Vincenzo Compagnone (quest’ultimo già imputato per l’aggressione a manganellate alla trans Bruna di tre anni fa). Peccato che le telecamere li smentiscano. E che il cliente abbia sì ammesso l’acquisto da quello spacciatore di 2 grammi di fumo, ma il giorno prima, venendo subito fermato dai due agenti in borghese.










