Galeotto fu il libro e chi lo scrisse. Il giovane Holden, quel maledetto romanzo uscito nel 1951, settantacinque anni fa, diede al suo autore J.D. Salinger una fama che non voleva. E ad alcuni lettori un eroe a cui ispirarsi per cupe imprese. Romanzo per lettori non banali, come non banale – talvolta banalizzato – è il suo protagonista: Holden Caulfield. Con la sottile ma inalienabile differenza che divide finzione e realtà. Infernale romanzo, si è detto, perché ricorre nelle storie di tre attentatori, due dei quali arrivarono fino in fondo. In quella di Mark David Chapman, omicida di John Lennon, che dopo aver premuto il grilletto fatale alla star si fermò a leggere la sua copia. “Sono sicuro che una grossa parte di me è Holden Caulfield. Una piccola parte di me deve essere il diavolo”, disse più tardi alle autorità. Il libro accompagnò anche Robert John Bardo, assassino dell’attrice Rebecca Schaeffer, e fu trovato nella stanza d’albergo di John Hinckley, che aveva messo nel mirino Ronald Reagan.
Eppure Holden Caulfield del demonio ha davvero poco. Un rifiuto scientifico del mondo adulto, come ogni adolescente che si rispetti. E l’aspirazione a farne parte solo per il brivido di ingannarlo: bere alcolici e sedurre donne. Un nostalgico per statuto, un fantasticatore per eccellenza. Un romanzo “anti-americano” più volte bandito dalle scuole statunitensi perché ritenuto volgare e sociopatico. Quello di Holden, in realtà, è un museo della gioventù ribelle e fuggiasca, che passa in rassegna i tipi sociali per suggerire un’alternativa. Il riccone, il radical-chic, le ragazze che vogliono sempre il partito sbagliato: “C’era da supporre che probabilmente avrebbero sposato quasi tutte dei cretini. Quei tipi che ti raccontano sempre quanti chilometri fa la loro stramaledetta macchina con un litro (...). Quei tipi che non leggono mai un libro. Quei tipi che ti fanno venire una barba lunga tre metri”, è uno dei tanti affondi di Holden. Ancora, gli adulti che non ti rispettano e cercano di fregarti.






