La Procura di Sion ha respinto la richiesta del governo italiano di costituirsi parte civile nell'inchiesta sul rogo di Crans-Montana, la tragedia nella quale hanno perso la vita sei giovani italiani e altre 14 persone sono rimaste ferite. La decisione, contenuta nel fascicolo dell'inchiesta depositato oggi, era stata comunicata lo scorso 23 luglio all'avvocato ginevrino Romain Jordan, incaricato di rappresentare gli interessi dell'Italia.

Secondo i magistrati del Cantone del Vallese, la Repubblica italiana non può essere considerata parte lesa nel procedimento. «Né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per prestare assistenza ai propri cittadini vittime dei fatti perseguiti sono idonei a conferire la qualità di parte lesa», si legge nell'ordinanza.

La Procura richiama i principi del diritto svizzero, spiegando che, affinché uno Stato possa essere riconosciuto come danneggiato in un procedimento penale, non è sufficiente che il reato incida sugli interessi pubblici che esso è chiamato a tutelare. Lo Stato, osservano i magistrati, deve essere colpito direttamente nei propri diritti, al pari di un soggetto privato.

«Quando l'organo statale agisce come titolare della pubblica potestà, difende interessi pubblici e non può contemporaneamente essere colpito direttamente in interessi individuali propri; in tal caso, la tutela degli interessi pubblici, di cui è garante, spetta al Ministero Pubblico», scrivono le procuratrici di Sion.