Non poteva mancare il ricordo dell’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano, per Francesco Guccini. Il rapporto tra i due mondi è antico è viene subito richiamato in apertura dell’articolo necrologia da Gianluca Veltri: «Quando a metà degli anni Sessanta Dio è morto (una delle primissime canzoni di Guccini, ndr) fu censurata dai dirigenti della Rai, gli osservatori distratti pensarono che un nuovo cantante dai capelli lunghi fosse in cerca di facile notorietà bistrattando la religione. Non avevano letto bene il testo. Il giovane autore Francesco Guccini, allora venticinquenne, ispirandosi a Ginzberg e a Nietzsche, denunciava la scomparsa della parola di Dio nella “nostra stanca civiltà”, la perdita di umanità nella ricerca di qualcosa che non si trova. Ci fu qualcuno che ebbe la pazienza di ascoltare attentamente il brano e non ebbe timore di mandarlo in onda con frequenza: fu Radio Vaticana, che comprese il significato di quell’urlo di dolore, di quella richiesta di senso». Subito sotto, a firma di Giampaolo Mattei, si ricorda un’intervista all’Osservatore alla vigilia del 2000 in cui Guccini amava sottolineare: «Sono ateo, o meglio agnostico, ma amo da impazzire star qui a parlare di Dio, orgoglioso di mostrare le basi della mia cultura cattolica e anche… della mia esperienza di chierichetto!».