Utile netto di 711 mln (+6%) e ricavi in crescita a 1948 mln (+6%) sono la conseguenza di performance alimentate da tutti i settori di business
Quando i numeri sono record, come quelli della semestrale di Mediobanca, il lavoro dell’amministratore delegato non può che essere apprezzato dal mercato. Nel caso di Alessandro Melzi d’Eril c’è però anche il contesto da considerare. Rimanere focalizzati sul business, centrando risultati record, è sicuramente più difficile quando si è al centro di un’operazione complessa come l’acquisizione da parte di Mps.
La fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia nella banca di Rocca Salimbeni, con il conseguente delisting dell’istituto milanese dopo settant’anni di quotazione, non sono solo una prospettiva con cui fare i conti ma definiscono lo scenario, sicuramente sfidante, in cui è stato chiamato a muoversi Melzi d’Eril, con l’obiettivo dichiarato prima di stabilizzare la banca, dopo mesi di tensione, e poi di costruire un nuovo percorso di crescita che potesse contribuire a garantire le sinergie attese, oltre 700 milioni al 2030 stando al piano di Lovaglio.
I numeri appena comunicati al mercato da Mediobanca, utile netto di 711 mln (+6%) e ricavi in crescita a 1948 mln (+6%), dicono che la strada intrapresa è coerente con questi obiettivi e che poggia su basi solide e un patrimonio di professionalità, a partire dalla prima linea del management e a scendere fino a tutti i dipendenti, che ha dimostrato di saper reagire.











