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Gino Pagliuca

I dati dell'Agenzia delle Entrate, elaborati dall'Ufficio studi di Abitare.co: nel primo trimestre le abitazioni appena costruite sono state l'11,6% delle compravendite, sotto il 15% considerato fisiologico. Prezzi ancora in crescita, ma la domanda rallenta

Nel primo trimestre del 2026 a Milano sono state vendute 684 abitazioni nuove, pari all’11,6% del totale delle transazioni residenziali registrate nel periodo. Il dato arriva dall’Agenzia delle Entrate, che può facilmente identificare le case nuove perché la vendita avviene in regime Iva, non applicabile sull’usato quando venduto da privati (ovvero praticamente sempre). D’altro canto, ricordiamo, le case nuove sono un ottimo affare per l’Erario, non solo perché l’aliquota Iva è del 4% per la prima casa contro il 2% dell’imposta di registro per l’usato, aliquote che salgono rispettivamente al 10 e al 9% per le seconde casa, ma anche perché a parità di prezzo l’imponibile del nuovo è molto più alto perché corrisponde al prezzo realmente pagato per l’acquisto mentre per l’usato si applica il valore catastale che a Milano è mediamente un terzo di quello reale. Lo share del nuovo in città però è decisamente sotto media, dato che la quota considerata fisiologica per il mercato meneghino è il 15%. Quasi superfluo aggiungere che a spiegare un andamento così modesto sono ancora le conseguenze delle indagini giudiziarie sui cantieri avviati con procedure urbanistiche non giudicate congrue dalla magistratura e a questo punto le speranze che vi sia un aggiornamento normativo che chiarisca quando le ristrutturazioni si possono fare con Scia e senza oneri sono abbastanza ridotte: di fatto di «Salva Milano» ormai non si sente quasi più parlare anche perché le forze di maggioranza in Parlamento forse non hanno proprio come priorità quella di cavare, come si suole dire, le castagne dal fuoco a Palazzo Marino.