In Corea del Sud, tra un caffè americano, un black glazed latte e un jeju matcha, qualcuno ha ordinato da Starbucks un bicchiere termico non richiesto e la polizia ha bussato alla porta della sede centrale. Mercoledì 5 agosto, una vasta operazione di perquisizione e sequestro ha travolto gli uffici della mutilazione nel complesso di Centerfield, nel distretto di Gangnam a Seoul.

"Tank" è il nome delle tazze colorate presentate dal colosso statunitense che ha finito per indignare un Paese intero. Ad accompagnare il lancio, un'equivoca campagna di marketing battezzata "Tank Day" - la giornata del carro armato -, promossa il 18 maggio, anniversario del massacro di Gwangju del 1980. Un passo falso che l'azienda sta scontando amaramente tra licenziamenti, calo delle vendite e denunce.

Stando a quanto riportato dai media locali, gli investigatori dell'Agenzia di Polizia Metropolitana hanno perquisito la sede acquisendo documenti ed evidenze digitali. Secondo l'agenzia di stampa Yonhap, la magistratura intende accertare se dietro le scelte promozionali ci fosse un intento premeditato di ledere la memoria delle vittime o se si sia trattato solo di un infelice strategia di marketing dagli esiti disastrosi. Nessun commento ufficiale è arrivato dalla polizia, mentre il gruppo Shinsegae – che detiene il controllo di Starbucks Korea – ha preferito il silenzio, sebbene sia trapelato che anche le residenze dei manager siano finite nel mirino degli inquirenti.