«Vorrei chiarire il punto del giuramento che mi sembra preliminare. Vorrei chiarire che io mi assumo con queste mie dichiarazioni la piena responsabilità giuridica di quello che dirò. Quindi non ho difficoltà a giurare. È una formula che mi consente di dire che mi espongo a tutte le conseguenze anche quelle pleno iure, direbbero i giuristi, per quanto riguarda gli elementi di cui sono a conoscenza e quindi oggi vengo qui consapevole di dover riferire in scienza e coscienza di tutti i fatti da me conosciuti. E aggiungo anche mi assumerò tutta, e mi sono sempre assunto, la responsabilità anche politica ovviamente delle mie condotte oltre che delle mie dichiarazioni». Così l'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha aperto la sua audizione alla commissione di inchiesta sul Covid.

«Io giuro – ha aggiunto – di dire la verità sul mio onore. L'onore per me viene prima di tutto, perché significa rispetto innanzitutto verso me stesso, ma soprattutto rispetto anche verso tutte le persone in questa circostanza che hanno perso la vita a causa del Covid, rispetto anche verso tutti i familiari che ancora oggi ne lamentano l'assenza, verso tutti gli operatori sanitari che sono stati in trincea, rischiando la vita, e molti di loro l'hanno persa, lo vorrei ricordare. Parlo degli operatori della Protezione civile, commissari e funzionari pubblici, forze dell'ordine, militari, polizia locale lavoratori vari, lavoratrici preposti alle filiere che dovevano assicurare bisogni e servizi». «Giuro sul mio onore – ha aggiunto –, l'onore che qualcuno qui ha perso già durante la pandemia, quando anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili. L'onore che qualcuno qui non ha più riguadagnato, in occasione di questa commissione, concepita come un plotone d'esecuzione nei miei confronti e, al contempo, come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti».