Lo chef ripercorre il cammino che lo ha portato ai cinque Cappelli, raccontando l'influenza del padre, il ruolo di Cinzia Primatesta e la nascita di Laqua Collection, un progetto che trasforma i luoghi della memoria in destinazioni di ospitalitàLo chef ripercorre il cammino che lo ha portato ai cinque Cappelli, raccontando l'influenza del padre, il ruolo di Cinzia Primatesta e la nascita di Laqua Collection, un progetto che trasforma i luoghi della memoria in destinazioni di ospitalitàC’è una bottiglia di Barolo del 1949 nella storia di Antonino Cannavacciuolo, e c’è un padre che non ha mai avuto bisogno di parole per dire che aveva ragione. «Mio padre è un uomo di poche parole, lui parla con gli occhi. Non ho mai dovuto esprimergli di avere ragione». Andrea Cannavacciuolo, cuoco e insegnante all’alberghiero di Vico Equense, conosceva il mestiere abbastanza bene da non volerlo augurare al figlio. Non dubitava del suo talento: temeva il prezzo che avrebbe dovuto pagare per dimostrarlo. «Lui sapeva esattamente cosa comporta fare il cuoco. Voleva solo evitarmi i sacrifici di una vita in cucina». È la consapevolezza di chi ha già attraversato quel lavoro e sa che il successo non riduce necessariamente la fatica: «Più ti metti in gioco, più devi ballare». Chiedergli quando sia nato l’amore per la cucina significa sentirsi rispondere che un inizio preciso non c’è stato. «L’amore per la cucina è cresciuto con me: il cibo e la tradizione fanno parte del mio bagaglio di ricordi». Tornano il ragù napoletano di nonna Fiorentina, la parmigiana di melanzane, gli odori di casa. Un lessico familiare precedente ai riconoscimenti e alla televisione.Il passaggio dalla cucina all’ospitalità avviene anche attraverso la famiglia della moglie Cinzia Primatesta. Suo suocero Oreste seguiva Le Guide de L’Espresso e teneva il conto dei cappelli ottenuti dallo chef. «Oreste e la sua famiglia mi hanno trasmesso la passione per l’accoglienza», dice Cannavacciuolo. Per un cuoco abituato a lavorare lontano dalla sala, significava capire che il piatto non conclude l’esperienza. «Arrivo dalla cucina, dove il contatto con il cliente è pressoché nullo. Loro mi hanno insegnato quanto l’arte della cucina non sia solamente espressione di gusto e istinto, ma anche un dialogo con chi sceglie di raggiungerti». Nel 2025 Cannavacciuolo ha raggiunto i cinque cappelli, il massimo riconoscimento. Un traguardo che segna il punto più alto di un percorso seguito negli anni e che lo chef riconduce subito alla sua squadra: «Dire che è stata una grandissima soddisfazione sarebbe riduttivo. Non raggiungo da solo ogni traguardo, ma è il risultato del sacrificio e dell’impegno di chi ogni giorno lavora sodo in cucina, aiutandomi ad alzare sempre di più l’asticella».L’emozione non coincide soltanto con la soddisfazione personale, ma con un lavoro collettivo finalmente premiato: «Mi sento davvero onorato che la Guida, con il raggiungimento dei cinque cappelli, abbia voluto attribuire un riconoscimento così grande alla mia cucina». «Per me non cambia niente», aggiunge. «Ogni traguardo porta con sé lo stimolo di guardare oltre, perché io non sono fatto per fermarmi». Per chi costruisce la propria identità sul movimento continuo, fermarsi può diventare impossibile. Nelle sue parole, però, la crescita resta una conseguenza naturale del lavoro. La stessa idea accompagna il racconto della formazione. Gli anni trascorsi fuori dalla Campania e le esperienze in Francia gli hanno permesso di affinare la tecnica senza abbandonare la cucina meridionale. «Un consiglio che do sempre ai miei ragazzi è quello di viaggiare il più possibile. Le materie prime, la loro lavorazione e il modo di esaltarle si imparano sul posto». Il viaggio non cancella l’origine, ma la rende più consapevole. È il principio di una cucina che tiene insieme Campania e Piemonte, mare, lago e campagna.Poi c’è la televisione. MasterChef ha reso Cannavacciuolo riconoscibile anche da chi non ha mai mangiato in uno dei suoi ristoranti. Il nome è diventato un marchio, con una forza autonoma rispetto alla cucina. Alla domanda su che cosa la notorietà gli abbia sottratto, la risposta è netta: «La popolarità non mi ha tolto, mi ha dato tanto, davvero tanto». Subito dopo ammette che imparare a gestirla non è stato semplice: «Non è che ci sono nato, è entrata a far parte della mia vita poco alla volta». Non parla di rinunce, ma riconosce il lavoro necessario per governare l’immagine pubblica. Il vantaggio è stato in parte portare la propria cucina davanti a un pubblico più vasto. «Per il resto rimango il solito burlone testardo e giocherellone, amante del tempo in famiglia e della pace che ritrovo pescando». Il benessere viene affrontato in relazione all’azienda. «Mantenerlo è esso stesso un lavoro: ci vogliono impegno, costanza e l’umiltà di mettersi in discussione». La stabilità dello chef ha conseguenze su chi lavora con lui: «Io e Cinzia gestiamo un’azienda dove ci sentiamo responsabili nei confronti dei nostri collaboratori».Laqua Collection è l’espressione più evidente di questa espansione. Una casa sulla collina di Vico Equense che oggi è un boutique hotel di sei stanze. Prima era la casa dei nonni di Antonino Cannavacciuolo. Le pietre sono rimaste, così come gli aromi delle colline e il mare in lontananza. È cambiata la funzione: uno spazio privato è diventato parte del progetto imprenditoriale costruito dallo chef insieme a Cinzia. «Pace, serenità e tranquillità, in ricordo della spensieratezza della mia infanzia. Questo è il viaggio che regalo a chi soggiorna a Laqua Countryside», racconta. È da questa trasformazione, dalla casa all’albergo, dalla memoria all’esperienza, che Cannavacciuolo racconta il proprio ritorno in Campania. Cinque strutture in cinque paesaggi: il lago d’Orta a Pettenasco, con Laqua by the Lake, dove Cinzia è nata e cresciuta; l’entroterra toscano di Terricciola, con Laqua Vineyard; la collina di Vico Equense, con Laqua Countryside; il mare di Meta di Sorrento, con Laqua by the Sea; e il paesaggio del Monferrato, con Le Cattedrali by Laqua Collection.«Io sono legato all’impeto del mare, lei alla delicatezza del lago», racconta Cannavacciuolo. L’acqua diventa così il filo narrativo di un brand che promette esperienze differenti, ma riconoscibili. Laqua by the Sea guarda il Mediterraneo; Laqua Countryside riporta lo chef nella casa dei nonni e nel paesaggio agricolo dell’infanzia. La cucina del Countryside intreccia mare e campagna. «Quello che varia è che in queste due strutture si è a casa mia», spiega. La frase racchiude la contraddizione più interessante del progetto: “casa” indica l’origine più privata, ma è ormai anche un luogo accessibile attraverso una proposta di ospitalità esclusiva. Non si tratta necessariamente di una perdita di autenticità. È, però, una trasformazione che riguarda molti territori italiani: abitazioni familiari, paesaggi rurali e tradizioni diventano parte di un’economia fondata sull’esperienza. La memoria acquista un valore pubblico e commerciale. La questione è capire quanto possa essere condivisa senza essere semplificata.La stessa domanda riguarda la Costiera amalfitana e sorrentina, dove la pressione turistica rischia di ridurre il territorio alla sua immagine più immediata: il mare, le terrazze, la luce. «Non mi sentirei mai di dare per scontata la conoscenza di una località: c’è sempre un dettaglio, un profumo, un luogo nascosto che può farci avvicinare a un posto, anche se lo abbiamo visitato tante volte». La sua risposta affida alla frequentazione lenta la capacità di superare la superficie. La bellezza della Costiera, sostiene, è troppo complessa per consumarsi. Resta, però, la distanza tra il modo profondo di abitare un luogo e quello rapido con cui spesso viene attraversato. Laqua Countryside nasce dentro questa distanza. È la casa dei nonni e, insieme, una struttura ricettiva; un ritorno personale e un nuovo capitolo aziendale; la ricerca della quiete e il risultato di un’espansione che non sembra volersi fermare. Forse è proprio qui che Cannavacciuolo si racconta meglio: non nella contrapposizione tra origine e successo, ma nel tentativo di tenerli insieme. Il punto non è tornare indietro, ma decidere cosa portare con sé. La casa resta sulla collina. A cambiare sono le persone che la attraversano e il significato che, di volta in volta, sono disposte ad attribuirle.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp