Ha più di duecento anni, radici americane e rami che si allungano verso il Messico. Non possiede documenti, non conosce frontiere e, almeno fino a pochi giorni fa, non aveva bisogno di essere difesa. Oggi, invece, c’è sempre qualcuno appollaiato tra le sue fronde, come su una piccola piattaforma sospesa da terra. A turno, giorno e notte. Perché scendere potrebbe forse significare consegnarla alle ruspe. Accade a Lochiel, minuscolo centro dell’Arizona meridionale, nella remota valle di San Rafael. Qui un gruppo di manifestanti ha organizzato un tree sit, un presidio sull’albero, per salvare l’ultimo grande pioppo americano cresciuto esattamente lungo il confine fra Stati Uniti e Messico.
L’ultimo gigante verde
Gli abitanti chiamano questi alberi secolari “nonne”. Tre dei più imponenti sono stati abbattuti il 27 luglio dagli escavatori della società incaricata di costruire una nuova sezione del muro di frontiera. Ora ne resta uno solo. “È la nostra Statua della Libertà”, dice al The Guardian Kate Scott, fondatrice del Madrean Archipelago Wildlife Center e tra le promotrici della protesta. Non è soltanto una metafora affettuosa: quell’albero è diventato realmente il simbolo di una valle sulla quale sta calando un doppio muro alto nove metri, una prima barriera lungo il confine e una seconda, parallela, una ventina di metri più a nord. Proprio sulla traiettoria di quest’ultima si trova il vecchio pioppo. Sotto la sua chioma si sono accampate decine di persone, ospitate con il consenso del proprietario di un terreno privato. Preparano i pasti, raccolgono viveri e garantiscono che sulla piattaforma rimanga sempre qualcuno. Il presidio è pacifico. Una persona è stata arrestata il giorno dell’abbattimento dei primi alberi, ma rilasciata poche ore dopo senza accuse.






