Francesco Guccini non piaceva a tutti. «Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato; spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato», cantava in Cirano nel 1996. Non piaceva a tutti ma tutti lo conoscevano, ne parlavano, discutevano della sua musica. Guccini è morto all’età di 86 anni. Le sue condizioni di salute, non buone da tempo, si sono aggravate rapidamente e se n’è andato a Pavana, il piccolo borgo sull’Appennino tosco-emiliano dove è nato. Come da sua volontà, i funerali si svolgeranno in forma privata nei prossimi giorni; a settembre è prevista una cerimonia pubblica per permettere a chi lo ha amato — e sono milioni — di dargli l’ultimo saluto.
Canzoni da intorto e la musica popolare
Con Guccini se ne va uno degli intellettuali più importanti della cultura italiana del secondo Novecento: una voce che per oltre quarant’anni ha saputo intrecciare musica, letteratura e impegno civile senza mai perdere l’ironia, la crudezza e quella vena anarchica e un po’ burbera che lo ha reso amatissimo da generazioni diversissime tra loro. Canzoni da intorto è il suo ultimo disco, uscito nel 2022, il primo album in studio di Guccini dopo dieci anni di silenzio discografico. Non è un disco di inediti, ma un progetto particolare a cui pensava da decenni: undici brani della tradizione popolare e del repertorio d’autore, riarrangiati con influenze balcaniche e folk da Fabio Ilacqua. L’uscita era stata anticipata da un ritrovo conviviale a Pavana, tra amici e collaboratori, per festeggiare insieme un disco pensato più come omaggio a un repertorio amato che come nuova produzione originale.










