Nata a Vinadio, in provincia di Cuneo, Acqua Sant’Anna S.p.A., società italiana a capitale privato, sviluppata grazie alla visione imprenditoriale e alla collaborazione delle famiglie Bertone e Osella, che ne rappresentano gli azionisti, con quote rispettivamente del 57,5% e del 42,5%, cresce più del mercato nel primo semestre 2026 e guarda alla seconda parte dell’anno puntando su nuovi formati, innovazione, sviluppo internazionale e ampliamento delle occasioni di consumo. Nei primi sei mesi il marchio registra una crescita del 3,1% a valore, rispetto al +2,2% del mercato, e del 2,6% a volume, contro il +1,3% del comparto. A spiegare le ragioni dell’andamento è l’amministratore delegato Luca Cheri: «L’allargamento della distribuzione, pur partendo dallo stabilimento di Sant’Anna di Vinadio nelle Alpi Marittime in Piemonte, e dell’assortimento ci ha permesso di intercettare nuovi consumatori con nuovi formati. Abbiamo lavorato molto anche sulla comunicazione e sui social, enfatizzando gli aspetti qualitativi e le caratteristiche organolettiche di Sant’Anna, consolidando ancora una volta il rapporto di fiducia con i nostri consumatori». E con il caldo eccezionale «è come se fosse stata bevuta quasi una bottiglia e mezza in più su 100 rispetto all’anno precedente». In un mercato maturo e a fronte del calo demografico, l’Acqua Sant’Anna è l’unico marchio che ha una quota superiore al 10% sia a valore sia a volume, e in una fase di minore potere d’acquisto, l’azienda ha agito perciò anche sulla convenienza. Sul fronte industriale, circa 30 milioni di euro di investimenti nel biennio 2025-2026 stanno accompagnando l’evoluzione della piattaforma delle bevande, con interventi su efficienza e innovazione tecnologica e il completamento della sala sciroppi. L’obiettivo è integrare maggiormente il processo produttivo e accelerare lo sviluppo dei prodotti idratanti non acqua, dai tè freddi alle bevande funzionali. Un’altra direttrice è l’estero. L’export raggiunge il 6% e la strategia privilegia oggi i mercati europei più vicini, anche alla luce delle tensioni geopolitiche che hanno reso più complessi alcuni sbocchi lontani. «Se mettessimo un compasso su Vinadio – spiega Cheri – disegneremmo un raggio d’azione più vicino, più gestibile e più raggiungibile»: Francia, innanzitutto, a pochi chilometri dallo stabilimento, ma anche Germania e Svizzera e il mercato europeo con l’auspicio di crescere sempre di più. L’innovazione passa anche dall’evoluzione delle abitudini di consumo. «Cerchiamo sempre di non subire il cambiamento della domanda da parte del mercato, ma di anticiparlo». Da qui lo sviluppo di prodotti che associano idratazione e funzionalità, dalle vitamine alle proteine, fino a collagene e acido ialuronico, e l’allargamento della distribuzione dal retail all’Horeca, al vending e al travel retail. Il potenziale maggiore, secondo Cheri, è proprio nei territori ancora poco presidiati: «Abbiamo opportunità di crescita incredibili, soprattutto nel mondo fuori dallo scaffale». Il fuori casa diventa così una delle direttrici strategiche, insieme allo sviluppo di una piattaforma di prodotti più ampia anche grazie all’acquisizione francese di Eau Neuve. «In funzione del cambiamento di attitudine da parte dei consumatori, -spiega Cheri- su tutta l’acqua che beviamo da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, non ci sono limitazioni di età al consumo. Per noi il primo obiettivo è renderla disponibile sempre e ovunque, unendo salute e benessere». A trent’anni dalla nascita dell’azienda, si guarda già alla fase successiva, nel segno dell’eredità del fondatore Alberto Bertone, prematuramente scomparso: «Rappresenta il punto di partenza per una nuova fase. Persone, qualità, tecnologia e innovazione sono i pilastri sui quali continuiamo a lavorare per creare e generare la crescita per i prossimi cinquant’anni».