di

Roberto Pezzali

La scoperta di un gruppo di ricercatori: tre implementazioni del motore dei browser di Apple scavalcano l’anonimizzazione prevista dal Private Relay. Il problema? Su iOS ogni browser, anche quelli sicuri, è costretto ad usare WebKit.

Chi paga iCloud+ anche per avere Private Relay lo fa per un motivo semplice: vuole che il proprio indirizzo IP resti nascosto ai siti visitati. Eppure una ricerca pubblicata da Mysk, la società dietro il browser privacy-oriented Psylo, dimostra che in almeno tre situazioni questa promessa non viene mantenuta. Il problema non nasce da un errore di Apple nella progettazione di Private Relay, ma da tre funzionalità di WebKit che bypassano qualsiasi proxy venga configurato.

Il problema è sempre lo stesso: tutte e tre le falle "scavalcano" il percorso normale che il browser usa per navigare, che è quello che Private Relay riesce a controllare e proteggere. È come se ci fosse una porta di servizio che il sistema di sicurezza non sorveglia: tutto quello che passa dalla porta principale viene filtrato, ma quello che esce da lì semplicemente sfugge al controllo.