Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri introduce nuovi strumenti per accelerare il passaggio dalla ricerca alla capacità operativa. La competitività strategica dell’Italia dipenderà sempre meno dalle singole tecnologie che saprà sviluppare e sempre più dalla capacità di organizzare l’innovazione come una funzione permanente dello Stato. Un cambiamento che va oltre la semplificazione amministrativa. L’analisi del generale Pasquale Preziosa
Nel passato la superiorità militare è stata misurata dalla qualità delle piattaforme operative in dotazione alle Forze armate. L’attenzione era rivolta soprattutto alle prestazioni tecnologiche: un velivolo più avanzato, un radar più preciso, un missile con maggiore gittata, una nave con grande potenza di fuoco. Questo paradigma continua a mantenere la propria validità, ma non è più sufficiente per comprendere come si costruisce oggi la potenza militare degli Stati.
I conflitti degli ultimi anni hanno mostrato una realtà diversa. La guerra in Ucraina, le operazioni nel Mar Rosso e l’impiego crescente di sistemi autonomi hanno dimostrato che il vantaggio non appartiene necessariamente a chi dispone delle tecnologie più sofisticate, ma a chi riesce ad adattarle, modificarle e reimpiegarle con maggiore rapidità. Droni commerciali trasformati in strumenti militari, software aggiornati direttamente sul campo, nuove contromisure sviluppate in tempi estremamente ridotti hanno evidenziato come il ritmo dell’innovazione sia diventato parte integrante della competizione strategica dimostrando che, nella guerra contemporanea, massa e qualità sono tornate a essere fattori complementari della potenza militare. Il problema, quindi, non è più soltanto innovare, ma innovare e produrre più rapidamente dell’avversario.







