HomeBolognaCronacaIl dehors della discordia. Il Comune farà appello. Lo Scaletto: "Non va bene"Dopo la sentenza del Tar, che dà ragione al bar, Palazzo d’Accursio non ci sta. Si andrà al Consiglio di Stato. Il legale della titolare: "Farà valere le sue ragioni".Il dehors della discordia, all’angolo tra via Ugo Bassi e via OleariRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIl dehors del bar ’Antico Caffè Scaletto’ può restare in via Oleari. Parola del Tar. Anzi no. Serve il parere del Consiglio di Stato. Giudizio del Comune. Così Palazzo d’Accursio decide di fare appello alla sentenza del tribunale amministrativo regionale che aveva dato ragione a Wu Sensen, titolare del bar che fa angolo tra via Oleari e via Ugo Bassi. La vicenda, che sembrava conclusa con la condanna al rimborso di 4.000 euro di spese legali da parte del Comune al privato, avrà insomma nuovi risvolti.

Tutto ha inizio esattamente un anno fa, il 6 agosto del 2025, quando il Comune non rinnova in toto i dehors del bar ’Antico Caffè Scaletto’ gestito da Sensen. Arriva infatti l’ok per quelli presenti in via Ugo Bassi, ma non per quelli in via Oleari, composti da tavoli, sedie, pedana e ombrelloni, posizionati davanti alle vetrine dell’ex Unicredit. Un autorizzazione di suolo pubblico che già c’era dal 2014, con gli ex titolari dello storico bar. Poi, nel 2017, quando Sensen acquista l’attività, chiede subito il rinnovo della concessione. E la ottiene. Nel 2021 stesso iter e altro bollino verde dal Comune. Ma poi, lo scorso anno, arriva la doccia fredda. Quelli in via Ugo Bassi vanno bene, quelli in via Orioli no. Il motivo? Quest’ultimi "sono contrari al regolamento (nuovo) che non prevede la possibilità di collocare lo stesso in modo tale da ostruire luce e visibilità davanti a vetrine di altre attività", intesa l’ex sede dell’Unicredit, da tempo chiusa. Scatta allora il ricorso della privata, difesa dagli avvocati Andrea Pansini e Francesca Chiarini, per chiedere l’annullamento del provvedimento comunale, con palazzo d’Accursio che schiera gli avvocati Caterina Siciliano e Antonella Trentini. I quali ora depositeranno l’appello al Consiglio di Stato.