ASOLO (TREVISO) - Tutto è ancora com’era allora. O come doveva essere per la Divina, almeno a leggere il suo manoscritto: «Il letto scuro, il soffitto azzurro e le tende di lino». Camera 202, “Eleonora Duse”. Quando ha deciso di prendersi una pausa, il tempo si è fermato sulla collina di Asolo. Accoccolato ai piedi della Rocca, e affacciato al Castello della Regina Cornaro, un palazzetto cinquecentesco ospita l’Albergo al Sole. Hotel fino agli anni ‘50 del secolo scorso, ha accolto poeti come Robert Browning, compositori come Gian Francesco Malipiero, scrittori come Gabriele D’Annunzio e, appunto, attrici come la diva che nella città dai cento orizzonti scelse di riposare per sempre. Dopodiché i gestori andarono in pensione e i proprietari tennero chiuso l’edificio per alcuni decenni, finché un fornaciaio della zona lo comprò ormai quasi in rovina.
«Attorno al 1990-1991 il proposito di papà Vittorino era di restaurarlo e di cederlo, com’era abitudine per l’azienda di famiglia, in cui noi figlie lavoravamo come impiegate. Ma ci siamo appassionate così tanto al progetto dell’architetto Mario Gemin, che dopo un lustro di lavori abbiamo detto a nostro padre: “Lasciaci provare a fare le albergatrici. Se non funzioniamo, lo rivendi tra un anno”. Beh, ne sono trascorsi trenta e siamo ancora qua, pronte a festeggiare la ricorrenza». A parlare sono Elena e Silvia De Checchi, due sorelle come lo erano le signore Favero, che insieme al fratello Giulio conducevano la struttura nel Novecento. LA RISTRUTTURAZIONE È lui il «caro signor Favero» a cui si rivolgeva la Divina il 22 novembre 1920, nella lettera spedita da Firenze quand’era in partenza per Napoli e poteva contare su Asolo come centro di smistamento della sua corrispondenza: «La ringrazio che ho sempre ricevuto esattamente la mia posta». Copie di missive come questa sono state donate da un nipote di Giulio Favero alle sorelle De Checchi, affinché le custodissero nel posto giusto. «Con il supporto dell’architetto Manlio Brusatin e sotto la supervisione della Soprintendenza di Venezia – raccontano – abbiamo voluto recuperare fedelmente la stanza, all’epoca comunicante con quella della sua segretaria Désirée, in cui la signora Eleonora soggiornava nei vari momenti in cui frequentò Asolo. Ad esempio quando si rese conto che villa La Mura presa in affitto aveva troppe scale, oppure quando la sua casa Morrison, poi Duse, era un cantiere. In questa camera hanno poi chiesto di poter pernottare tante altre attrici, da Valeria Golino a Clauda Koll, da Stefania Sandrelli a Michela Cescon». Volti del teatro e del cinema, che in questi trent’anni all’Albergo al Sole ha fatto base per diversi set, «come “Sognando l’Africa” con Kim Basinger e “Il gioco di Ripley” con John Malkovich». Spiegano le titolari: «Attraverso la ristrutturazione, è stata mantenuta la facciata dell’edificio, rimasta quella delle foto storiche di un secolo fa. La parte collinare retrostante è stata invece oggetto di scavo per consentire l’ampliamento degli spazi, aumentando le camere da 8 a 23. In quel frangente sono stati rinvenuti degli affreschi, che sono stati opportunamente preservati e oggi sono i protagonisti della “Grotta di Bacco”, un angolo di storia antica che utilizziamo per le degustazioni ed è pavimentato con i vecchi mattoni fatti a mano: portano i segni delle dita degli artigiani che li hanno lisciati uno ad uno. L’ipotesi degli esperti è che qui fosse stata edificata un’abitazione in epoca romana, all’interno dell’insediamento che vedeva le terme nella piazza sottostante l’hotel e l’acquedotto nelle immediate vicinanze». I CLIENTI Nate rispettivamente nel 1972 e nel 1970, Elena e Silvia De Checchi si sono divise i compiti: l’una segue l’accoglienza e il ristorante, l’altra cura l’amministrazione e le prenotazioni. «Tra di noi c’è una grande sintonia – confidano – fin da quando ci siamo lanciate in questa avventura, poco più che ventenni. Per partire abbiamo chiesto l’aiuto di un direttore di hotel in pensione, che ci ha insegnato tutto: come accogliere il visitatore, come rispondere a un fax, in tempi in cui si faceva ancora tutto a mano. I nostri primi ospiti, il 6 aprile 1996, sono stati l’architetto veneziano Mario Dalla Costa e la moglie Marcellina, poi rimasti nostri affezionati clienti per una vita: lei era sempre presente ai mercatini dell’antiquariato, lui è mancato pochi mesi fa. La nostra clientela oggi? Abbiamo la fortuna di avere lo specchio di Venezia. Gli italiani sono il 35% e gli stranieri il 65%, provenienti soprattutto dagli Stati Uniti ma in generale un po’ da tutto il mondo: dall’Austria e dalla Colombia, dalla Germania e dall’Australia. Meno numerosi sono gli orientali, che probabilmente preferiscono le città dello shopping rispetto a un borgo antico. Tanti i vip, da Renato Pozzetto a Leonardo Bonucci». LA SERATA Uno scrigno di bellezza che il 27 agosto tornerà a brillare con “Incanto Asolano”, l’evento con 360 commensali dedicato alle eccellenze enogastronomiche del territorio. «Dopo uno stop dovuto al Covid – sottolineano le sorelle De Checchi – in occasione del trentennale coinvolgeremo di nuovo i ristoranti e le cantine della zona in una serata, pensata per la città, che vedrà anche momenti di spettacolo e intrattenimento. Quest’anno siamo onorate di poter accogliere un ospite internazionale d’eccezione: Giles Duley, un bravissimo fotografo, ma prima di tutto una persona speciale, che dedica la propria vita al sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra. Dopo anni di carriera dedicati alla moda e ai concerti, durante un reportage in Afghanistan è stato colpito da una mina, che gli ha portato via le gambe e un braccio». Ma non l’entusiasmo: con lo pseudonimo di “The One Armed Chef” e la sua Legacy of War Foundation, il britannico Duley organizza cene ed iniziative legate alla sua passione per la cucina, spesso affiancato da celebrità come Angelina Jolie e David Beckham, con l’obiettivo di raccogliere fondi per aiutare le vittime a ricostruire le loro vite. «Quando è stato ospite nel nostro hotel – specificano le albergatrici – Giles ci ha incuriosite parlandoci della nonna di origine vicentina e dicendoci che per conoscere una persona bisogna sedersi a tavola e mangiare con lei. Perciò in autunno insieme a lui organizzeremo una cena qui ad Asolo, ma intanto dal 27 agosto al 30 ottobre esporremo le sue foto nel nostro albergo e in altri punti della città, fra cui il municipio e diversi negozi. Chi vorrà, potrà acquistare un’immagine e dare così un contributo alla Fondazione».








