Il 6 agosto la Chiesa celebra la Trasfigurazione del Signore, narrata dai Vangeli sinottici. Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte; il suo volto risplende e le vesti diventano candide. Compaiono Mosè ed Elia, testimoni della Legge e dei Profeti, mentre una nube avvolge i presenti e la voce del Padre proclama l’identità del Figlio. L’evento anticipa la gloria pasquale e conferma il cammino verso la croce.
La tradizione ha identificato il luogo con il monte Tabor in Galilea, dove sorsero antiche chiese e monasteri. Nelle Chiese d’Oriente la festa è attestata già dal primo millennio e si accompagna a usi popolari, come la benedizione dei frutti della vendemmia. In Occidente la celebrazione si è diffusa progressivamente fino a diventare festa di tutta la Chiesa quando papa Callisto III ne fissò la data al 6 agosto 1457.
Dal punto di vista teologico, la Trasfigurazione manifesta la divinità di Cristo: in Lui convergono le promesse antiche; la nube indica la presenza di Dio; il comando «Ascoltatelo» orienta la fede dei discepoli. La luce sul monte non è evasione, ma annuncio della Risurrezione che sostiene la Chiesa nelle prove della storia e invita a leggere ogni sofferenza alla luce della Pasqua.







