Primi effetti della riforma Brutto in Calabria: la Giunta rimpingua i fondi per le borse di studio universitarie, che erano insufficienti dopo la chiusura dei programmi Pnrr e Poc. L’obiettivo è garantire le risorse necessarie in tempo per l’avvio dell’anno accademico come previsto dalla nuova legge sul diritto allo studio. Fondi recuperati dalla rimodulazione del Fesr-Fse+: definanziati interventi in ritardo o già coperti relativi a occupazione, inclusione e scuola. La palla ora alla Commissione europea
La Giunta regionale calabrese ha messo in sicurezza il finanziamento per le borse di studio universitarie del prossimo anno accademico (2026/2027), rimaste senza copertura con la chiusura del ciclo di programmazione del Pnrr e del Poc che fin qui avevano alimentato il capitolo di bilancio.
Nella seduta del 29 luglio la Giunta ha rimesso mano al Fesr Fse+ 2021-2027 e ha spostato 37,6 milioni di euro sull’azione dedicata al diritto allo studio, riducendo contestualmente le risorse destinate ad altri interventi in materia di occupazione, istruzione e inclusione sociale. Nel documento la Regione richiama il contesto demografico e sociale della Calabria, caratterizzato da una costante perdita di capitale umano qualificato e da livelli di istruzione universitaria inferiori alla media nazionale ed europea. Le borse di studio vengono quindi considerate uno strumento strategico per contrastare l’abbandono degli studi, favorire l’accesso all’università e limitare la cosiddetta fuga dei giovani laureati. L’amministrazione sottolinea inoltre che gli interventi finanziati negli anni precedenti hanno registrato un’elevata capacità di spesa e un impatto positivo sui beneficiari, tanto da giustificare il rafforzamento della misura.








