Da un cappio all’altro. Quel che la Lega fece il 16 marzo 1993 con Luca Leoni Orsenigo nell’aula di Montecitorio lo ripete oggi Edoardo Ziello, pisano, leghista di formazione, oggi ultrà della destra in purezza. La politica annega nei simboli e dai simboli trae forza e identità. Il cappio leghista, nella stagione di Mani pulite quando le falangi di Umberto Bossi si attrezzavano nelle valli bergamasche pronte a imbracciare i fucili pur di separare il nord dal sud, è oggi riproposto come monito e concetto immortale della verità assoluta. Ci sono due destre: l’una autentica l’altra posticcia. L’una integra l’altra corrotta dal potere, l’una vicino al popolo, l’altra con l’elite. Futuro nazionale, la brigata del generale Vannacci che già sembra un esercito, mostra il cappio per rendere autentica la propria idea assoluta e oltranzista di una destra che non ha da spartire nulla con i “felloni” meloniani, “traditori” della fiamma missina.

Siamo dentro la breve regia del posizionamento politico di Vannacci e della sua capacità di tirar voti e sangue dagli impegni istituzionali della destra di governo. Armare l’Italia costa debiti e chiedere a un popolo che si sta indebitando di aumentare il monte delle pretese altrui per garantire cannoni e armi all’Europa nemica deve fare i conti con il muro di Vannacci.