Forse non verrà dimostrato con precisione matematica, ma che le ronde e il controllo di vicinato diano risultati misurabili in termini di sicurezza è un dato incontrovertibile.
I numeri, però, non vanno cercati nei report ufficiali che registrano i furti già avvenuti, ma piuttosto nel conto di quelli potenziali che, ogni giorno, vengono sventati.
Nella zona della Marca trevigiana, per esempio, di furti in casa che non sono mai stati messi a segno se ne contano più o meno 700 al mese. Tante sono, infatti, le segnalazioni «con riscontro» che arrivano ai gruppi di controllo del vicinato che, nella provincia di Treviso, sono particolarmente attivi e organizzati: 60 squadre in rete tra loro a copertura del territorio, e in particolare dei paesi più piccoli, di solito più sguarniti e difficili da presidiare.
Certo non si tratta di gruppi spontanei, ma di team organizzati, con tanto di autorizzazioni prefettizie, referenti ufficiali, zone precise di attività e codici di comportamento, il tutto – per dirla con un linguaggio progressista che in molti casi è stato lo scotto da pagare per rendere bipartisan queste attività – «finalizzato ad avviare percorsi di collaborazione tra amministrazioni, cittadini e forze dell’ordine per prevenire episodi di piccola e media criminalità».







